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Il discorso del Presidente nazionale Giovanni Balbi al convegno dello scorso 19 marzo all'Università Bocconi di Milano
Di Giovanni Balbi
(nella foto sotto, il Presidente firma l'accordo tra Jcit e Aiesec Italia)
Un rispettoso saluto vorrei innanzitutto rivolgere alle Autorità Accademiche, che hanno dimostrato la sensibilità di ospitare questo evento; alle Autorità politiche ed amministrative e delle Associazioni “amiche”; un saluto affettuoso ai soci della Junior Chamber International, con particolare riguardo agli amici provenienti dall’estero ed ai Senatori della JCI; agli Officers nazionali. Un saluto del tutto particolare consentitemelo a chi almeno per me rappresenta “il padrone di casa”: al Presidente del LOM Milano, Lorenzo Bonetti, che ha fermamente voluto questa iniziativa e l’ha realizzata dal nulla, con i suoi ragazzi!
Per chi dei presenti non conoscesse la JCInt, diciamo che è un’Associazione di oltre 200.000 giovani imprenditori e professionisti, dai 18 ai 40 anni, organizzati in circa 6.000 LOM o Chapters; l’head quarter è situato a San Louis (Missouri), ma è diffusa nei cinque continenti ed è molto conosciuta, direi di più che non - attualmente - in Italia. E’ particolarmente diffusa e rispettata negli USA, in Giappone e, quanto all’Europa, in Germania, ma anche in Svizzera, Austria, Francia…Molto presenti in Asia ed Africa, non siamo assenti in paesi come Pakistan, Turchia, India…
La nostra mission ci impegna a favorire lo sviluppo delle comunità globali, fornendo alle giovani generazioni concrete opportunità per sviluppare le proprie doti di leadership, di responsabilità sociale, di fratellanza ma anche di innovazione ed imprenditorialità, presupposti indispensabili per creare quei positivi cambiamenti – a livello individuale e locale e quindi, a livello globale, che rappresentano un po’ il nostro target.
I campi d’azione (le cosiddette "Aree di opportunità della JCI") sono molto varie, se non distanti tra loro: a) Individuo: cioè formazione non professionale (ci occupiamo delle cd. Soft skills alcuni decenni prima che le iniziassimo a chiamare così; b) Business: JCI vuole cioè creare aree di incontro tra soggetti economici altrimenti diversi e distanti, il richiamo alle Camere di Commercio non è solo nel nome, ma anche nei fatti: tra gli altri, mi piace ricordare l’accordo di cooperazione tra JCInt e l’Eurochambre, l’associazione che raccoglie circa 40 unioni di camere di commercio europee, tra cui la nostra UnionCamere; c) Internazionalismo: siamo infatti un network che si autoalimenta, per così dire, ed oggi ne vedete un esempio, ma chissà forse qualche altra analoga manifestazione proprio oggi la JCI ha organizzato, in una o più parti del mondo! Ed infine d) Comunità: siamo impegnati nel sociale, pur non essendo, beninteso, un Club service.
Questa lunga e generica premessa spero abbia almeno lasciato intendere quanti motivi – tutti di sostanza – abbiano indotto la JCI – e in particolare alcuni Nom (National organization member) europei (coordinati dalla Germania, i NOM Austria, Francia, Ungheria, Italia, Lettonia, Olanda, Spagna e Polonia) – a dire la loro su un tema complesso ed affascinante come l’allargamento ad Est e i problemi della responsabilità sociale visti nella prospettiva dell’allargamento medesimo.
Dopo il kick-off di Berlino dello scorso 7 febbraio questa di Milano è la prima tappa di un road show che ci porterà successivamente a Lejastiezumi (Lettonia), a Barcellona, a Eisenstadt (Austria), a Sopron (Ungheria), a Wroclaw e Katowice in Polonia, a Marsiglia, ed infine in Olanda, per sensibilizzare e discutere sulle opportunità, le problematiche, le prospettive dell’allargamento.
Qui in Italia in particolare abbiamo voluto cogliere la felice occasione della programmazione dell’EXPRO che vede gli amici dell’AIESEC impegnati oggi e nei prossimi giorni anche su questi temi, qui e ad Alessandria. Ringraziamo AIESEC Italia, il suo Presidente ed ormai amico Antonio Fasano, Federico Ferrara, e tutti i suoi, per averci risposto così prontamente ed entusiasticamente. La Junior Chamber Italiana ringrazia e rende merito al Lom Milano per la straordinaria vision di cui ha dato dimostrazione, anche in questo frangente, “tuffandosi” – mi si passi il termine – in quest’altra avventura.
Come sapete, dopo questa giornata inaugurale svolta in comune ed in una sede così prestigiosa, i work shops delle due Associazioni si scindono: AIESEC in provincia di Alessandria, noi a Trezzo sull’Adda, all’Hotel Trezzo. Ma non mancheranno occasioni in cui lavorare, discutere, divertirsi, insieme: l’alleanza con AIESEC è globale, sulla base dell’accordo stipulato a livello worldwide tra le due organizzazioni; è strategica, destinata a superare le contingenze e le convenienze del momento; è sentita e voluta dalle rispettive membership; è una piccolissima risposta – se vi pare – ma è una risposta globale agli immensi problemi globali che ci sono di fronte; sarà – questo è il nostro impegno – una risposta piccolissima, ma progettuale e pragmatica!
I temi proposti alla nostra riflessione sono molto complessi, ma anche intriganti: non voglio – né ne sarei all’altezza – anticipare i contenuti dei prossimi interventi: provo solo a fare qualche riflessione stimolata da alcuni dati: la popolazione dell’Unione Europea fino al 30 aprile è pari a 378 milioni di persone (dati 2001, in realtà), terza dopo Cina e India; l’interscambio già ora è quasi pari a quello degli Stati Uniti e Sud Est asiatico messi insieme. Dal 1° maggio avremo un mercato di consumatori di quasi cinquecento milioni di persone: quasi il doppio di quello americano!
In tale ottica, a mio avviso occorrerà pensare ad esempio al rapporto con gli Stati Uniti in termini nuovi, uscendo dalla secca alternativa antagonismo/subalternità. Al proposito un Italiano che aveva una visione singolarmente ampia dei problemi, il Senatore a vita Giovanni Agnelli, nel gennaio 2001 scriveva: “Certo, noi tutti abbiamo la legittima aspirazione che …(il rapporto con gli USA) sia una vera partnership tra uguali. Ma per arrivarvi dovremo superare alcune prove importanti. La prima è quella di assorbire senza traumi l’allargamento ad Est e di corrispondere alle aspettative di sicurezza e di sviluppo dei futuri membri dell’Unione. La seconda, forse ancora più importante, è quella di stabilire rapporti costruttivi con la Russia, attirandola stabilmente nell’area della democrazia e del mercato. La terza è quella di accelerare i ritmi dello sviluppo economico, liberando le capacità delle risorse umane, mobilitando i talenti scientifici, favorendo la competizione in ogni settore, valorizzando i punti di forza tipicamente europei”.
Si potrebbe aggiungere a tutto ciò l’esigenza di dare risposte sostenibili e di respiro comunitario ai temi della responsabilità sociale, facendo tesoro delle recenti, amare esperienze di casa nostra. Si è parlato in proposito anche della necessità di una Grundnorm per i mercati finanziari internazionali (Guido Rossi): sicuramente le esigenze di governance o saranno soddisfatte a livello comunitario o resteranno insoddisfatte, a fronte di una dinamica degli affari che sempre meno ha e deve avere orizzonti ristretti. Così come va segnalata l’iniziativa assunta dal Ministero del lavoro, dall’Università che oggi ci ospita e dall’UnionCamere che ha aperto uno sportello proprio qui a Milano denominato CSR-SC (Corporate social Responsibility - Social Commitment), fondato sui principi del Libro verde della Commissione Europea e destinato a stimolare una sensibilità delle PMI verso i temi della responsabilità sociale ed ecologica dell’impresa. Uno degli obiettivi è la costituzione di un pilastro italiano nell’ambito del forum europeo su questi temi.
La nostra ambizione, pur con le nostre limitate forze, è di fornire un contributo anche qui fattivo e di respiro internazionale allo sviluppo di queste problematiche.
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