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La prima Conferenza Europea non si scorda mai PDF Stampa E-mail
News - Area Internazionalismo
Andrea Parisi, presidente del Lom Lamezia Terme e rappresentante dell'Italia alla Speaking competition che si è tenuta alla Conferenza Europea 2007, racconta la sua esperienza a Maastricht
Spesso i luoghi comuni ci impediscono di sintonizzarci con la realtà, rendendoci un cattivo servigio.
A volte, invece, ci preservano da brutte sorprese.
Altre volte ancora, ci stupiscono di primo acchito, per poi lasciarci a meditare.
Due tra i concetti base, su cui fondavo la mia visione del mondo erano il savoir vivre e la sportività delle genti nordiche ed il fatto che gli Italiani fossero i più grandi “consumatori” di calcio al mondo.
Smentita secca per entrambi.
Mi trovo, a Maastricht, a bighellonare tra corsi di formazione e seminari sugli argomenti più disparati, quando il Trainer suddivide i presenti in più gruppi.
Mi ritrovo con un danese ed una svedese, che, quando faccio presente di essere italiano, sorridono d’intesa tra loro e mi ricordano di una partita di calcio tra le loro due squadre nazionali, finita surrettiziamente 2 a 2, dimodoché i calcoli cervellotici della classifica del girone eliminassero l’Italia.
Naturalmente, scherzavano bonariamente, ma, si sa, quando ci si trova all’estero, in minoranza etnico-culturale, viene un po’ da pensare a male…
 
Flash back. Giovedì 13 giugno.
 
La delegazione italiana alla Conferenza Europea con il Vice presidente mondialeLamezia-Roma-Amsterdam-Eindhoven-Maastricht. Prima regola del partecipante JCI agli appuntamenti all’estero: non credete mai alle brochure degli organizzatori che vi rassicurano sul fatto che la location dell’evento è facile da raggiungere.
Palese strategia di marketing.
In compenso, l’albergo è molto bello, anche se un po’ caro.
La cosa più importante in queste occasioni, però, è trovare una sistemazione il più possibile vicina al centro congressi: spostarsi coi mezzi pubblici (con istruzioni sulla viabilità cittadina esclusivamente in lingua olandese) mi fa un po’ paura.
Registrazione, primi intoppi burocratici.
Naturalmente, il mio nominativo non risulta in regola con il pagamento.
Si tratta chiaramente di una maledizione che mi porto dietro dall’anno scorso a Goteborg, che riesco a risolvere chiedendo al tizio del back office di visionare sul suo pc il messaggio di conferma da lui stesso speditomi via mail qualche giorno prima.
Molto bella la cerimonia d’apertura, con la presentazione delle varie delegazioni e relativa passerella: seguo dalla platea insieme ad Elisa, Davide, Rita, Ezio ed Alessandro; Luca e Manuela ci rappresentano alla grande, noi facciamo il tifo al meglio delle nostre possibilità, cercando di ovviare all’esiguità del numero con il calore umano (siamo solo in sei, i tedeschi qualche centinaio).
Si torna in camera in vista della festa serale, menu olandese e sosia di Robbie Williams ad allietarci: ex fan sfegatato dei Take That (e performer al karaoke), non posso che esserne contento.
Seconda regola del jaycees all’estero: arrivare sempre in orario quando c’è da mangiare, le lunghe file non fanno che peggiorare la nostra personale percezione di cibi e sapori cui non siamo abituati.
A fine party torniamo in albergo con il bus dedicato e, nel tragitto, ammazzo il tempo a parlare della politica del New Labour in Inghilterra con un tipo inglese che si chiama… Carmìno (con l’accento sulla i, di origine italiana e probabilmente con difficili trascorsi all’ufficio anagrafe).
 
Venerdì 14 giugno.
 
E’ il gran giorno. Speaking competition. Sono stracarico, soprattutto dopo le rassicurazioni di Ben (il responsabile della gara) sulla intelligibilità internazionale delle mie spiritosaggini.
Concludo la mia performance tra applausi che sembrano convinti, anche grazie al “sapiente” uso dei gadget che Davide aveva mi approntato prima del mio arrivo.
Gli applausi, però, non evitano una mia triste sconfitta, addirittura neanche mi qualifico per i play-off.
La lezione mi aiuta a provincializzarmi, facendomi rendere conto che fuori dalla penisola, evidentemente, non sempre conta aver sottoscritto due abbonamenti a vita a Famiglia Cristiana (citazione fantozziana)!
Liberatomi dalle ansie della Speaking, posso iniziare a curiosare tra workshop e corsi di formazione, vi garantisco che la cosa è molto divertente.
Rifiuto strane proposte di investimento (tipo fare l’importatore per l’Italia di integratori alimentari), ma mi diverto un mondo al seminario sul funzionamento del cervello umano, in cui apprendo come aggiungere al mio un “po’ di ram e di megahertz”…
Le feste serali sono due: tedesca e finlandese.
Opto per la prima, invogliato dalla promessa di ottima birra e confidando di riuscire a fare un salto anche dai Finnici.
Non ci riesco, anche perché faccio tardi a parlare con i miei nuovi amici scozzesi che mi convincono a lanciarmi nella mia prossima sfida JCI: il World Debite Contest, una gara di dibattito, in cui il mio gusto per la polemica, per una volta, giocherà a mio favore.
 
Sabato 15 giugno.
 
La giornata scorre veloce, tessendo alleanze internazionali per il futuro, bevendo un cicchettino in camera di Davide ed una birra alla fragola al bar dell’albergo con Luca ed Ezio.
La birra alla fragola non prendetela mai.
La sera di gala è in un castello fuori città.
Tutti impinguitati, la pioggia ci becca giusto prima di entrare nel castello.
La location è davvero molto bella, il cibo lascia a desiderare, e quest’ultimo è un particolare sul quale notoriamente non transigo.
Una persona che ami osservare le persone nei contesti particolari trova che spesso ognuno diventa un personaggio che interpreta sé stesso. Io e Davide impersoniamo quelli che devono stare attenti avendo le nostre rispettive a sorvegliarci, Luca e Manuela interpretano la coppia presidenziale, Ezio ed Alessandro sono gli italiani all’estero per come noi immaginiamo gli italiani all’estero.Un momento di svago
 
Domenica 16 giugno
 
Si riparte, è triste anche perché piove.
Torniamo in Italia e troviamo 15 gradi di differenza. Un’altra settimana a Maastricht me la sarei spesa.
 
Riflessione. Un mio amico cui chiedevano cos’era la JCI invitava i curiosi a partecipare ad una delle nostre riunioni, tanto era difficile comunicare a parole lo spirito dinamico e propositivo dell’associazione. A questo mio amico, che spesso mi chiede degli appuntamenti internazionali della Junior, consiglio di prepare le valigie per il Congresso mondiale di novembre in Turchia.
 
Andrea Parisi
 
 
 

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