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Quando di cognome fai Berlusconi |
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Area Internazionalismo
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L’editore del quotidiano “Il Giornale”, fratello dell’ex premier italiano, si racconta in una serata incentrata su stampa ed imprenditoria, organizzata dalla Jci Ticinese con i Rotary
Non chiamatelo soltanto “il fratello di Silvio”. Non perché non ne vada orgoglioso. Anzi. Ma perché, come il suo Grande Fratello, Paolo Berlusconi è un uomo dotato di spiccata personalità. Un carattere che, come nel caso dell’ex premier, può suscitare viva ammirazione oppure disprezzo viscerale. Ma difficilmente lascia indifferenti. Basta sentire come si definice: “Una persona che fa l’appassionante mestiere di costruire utopie”. Tanto da poter passare con successo dall’edilizia all’editoria, seguendo un semplice principio-guida imprenditoriale: pensare in grande, alla grande, per fare grandi cose.
A spiegarlo è lui stesso, in una calda serata di luglio, nella suggestiva cornice dell’hotel Principe Leopoldo a Lugano. Invitato in Canton Ticino dalla Giovane camera economica e dai Rotary, l’editore de “Il Giornale” parla di sé, della sua famiglia, del quotidiano fondato da Montanelli, degli altri affari, dei guai giudiziari, dell’ostilità di una parte dei mass media, del Milan. Dei pro e contro di essere il fratello di Silvio Berlusconi. Con frasi che suonano così: “Una volta una persona mi ha detto che aveva saputo che la mamma di mio fratello era stata operata e mi ha chiesto come stesse. Io gli ho risposto che stava bene e che, guarda caso, quella stessa mattina in quella stessa clinica anche mia mamma era stata operata e stava bene…”. Il segreto per non entrare in crisi? “Devo ringraziare il mio equilibrio, che neanche due mogli e qualche fidanzata mi hanno fatto perdere”. Il fratello minore del leader di Forza Italia è fatto così: come Silvio punta molto sulla comunicazione, ama parlare a braccio e raccontare barzellette. Soprattutto quelle incentrare sul suo fratellone. “Berlusconi sale su un elicottero che sorvola la festa dell’Unità – racconta Paolo – Il suo primo figlio gli dice: papà, se getti giù una banconota da 500 euro fai contento un comunista. Ma il secondo figlio gli fa eco: papà, se getti giù 10 banconote da 50 euro fai contenti 10 comunisti. Mentre il terzo osserva: papà, se butti già 50 banconote da 10 fai contenti 50 comunisti. A quel punto, interviene il pilota, che gli dice: dottor Berlusconi, se si butta di sotto lei, li fa contenti tutti…”.
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