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Un ponte tra Oriente e Occidente PDF Stampa E-mail
News - Area Individuo
20TH JCI ACADEMY IN JAPAN - Prosegue il reportage sull'accademia estiva a Morioka, tra vecchi e nuovi amici
IL MIO FRIEND YIANNIS
 
Il “caso” Yiannis merita un capitolo a sé. Perché è emblematico della friendship Jci. Conobbi questo bel figliolo di Cipro 3 anni fa ad Atene. Era giovane – appena 23 anni -, aveva le doti innate del leader con la superbia tipica di uno sciupafemmine della sua età. Alle ragazze, in effetti, il giovane piace parecchio, ancor oggi che ha la fede al dito. Ma ai tempi ciò che aveva colpito me era il fatto che conosceva benissimo l’italiano, perché aveva studiato 4 anni a Firenze. Quando tutti ti parlano 20 ore al giorno in inglese, infatti, una frase nella tua lingua è come l’acqua nel deserto… E così avevamo iniziato a chiacchierare. Tanto da diventare un po’ amici e lasciarci con le solite promesse: “Ti scrivo, tu mi scrivi…”. Poi, come dice la canzone, “torna tutto come prima”. Il lavoro, la famiglia, gli amici di casa...
 
Foto di gruppo al Wellcome Party organizzato per me e Yiannis dalle nostre famiglie giapponesiOra, quante possibilità ha un’italiana di incontrare in Grecia un cipriota che parla la sua lingua? Poche… Ma quante possibilità hanno questi stessi due d’incontrarsi di nuovo, 3 anni dopo, in un paese del Nord del Giappone e per giunta allo stesso Welcome party organizzato dalle loro due host family, che sono amiche? Eppure, è proprio ciò che è successo… Quando la mia famiglia giapponese mi ha detto che alla mia festa di benvenuto ci sarebbe stato anche il delegato di Cipro, ho pensato: “Conosco un solo jaycee di Cipro, ma non può essere lui…”. Immaginatevi il mio stupore quando alzando lo sguardo l’ho visto venirmi incontro… Lui, lo shock, l’aveva avuto arrivando all’aeroporto di Narita, quando aveva chiesto di vedere le foto dei partecipanti. “Questa ragazza è davvero qui?”, aveva chiesto ai nipponici. “E’ una mia friend”, aveva aggiunto ai nipponici, che ovviamente avevano capito “girlfriend” e poi vai a spiegare che non è così…
 
Comunque, dopo la full immersion del Welcome party al ristorante, stavolta come 3 anni fa, il destino vorrà che io e Yiannis non si sia mai nello stesso team di lavoro. Ci si parla nei pochissimi ritagli di tempo. Lui mi prende in giro per i corteggiatori, io per le ammiratrici… I 5 minuti quotidiani di chiacchierata in italiano sono davvero una piccola boccata d’ossigeno… Alla fine, però, nemmeno ci si è salutati prima della partenza. L’ultima volta che l’ho intravisto mi pareva in tutt’altre faccende affaccendato… In ogni caso, ormai mi è chiaro: due come noi – volenti o nolenti – sono destinati ad essere amici. E quindi, stavolta ne sono certa: nel mondo Jci le nostre strade s’incroceranno ancora…
 
DIFFERENT COLOURS, ONE PEOPLE!
 
Dopo i tre giorni in famiglia, l’Accademia entra nel vivo. A darci il benvenuto è il presidente dell’Iwate, il distretto del Giappone dove ci troviamo. Ovviamente, in gioventù è stato un socio Jci. Non sarà l’unico “pezzo” grosso con un “pedigree” junior che incontreremo in questi giorni. Il primo giorno, dopo i saluti, ci dividono in gruppi e ci portano a visitare una scuola giapponese. E’ la prima parte del programma “kakehashi”, ossia un programma-ponte tra le culture. Il mio gruppo, quello giallo, è davvero un gran team. Mi siedo al tavolo, alzo gli occhi e… seconda big surprise! Qui c’è un’altra vecchia conoscenza. Chi ha fatto parte della delegazione viennese al World Congress 2005, ricorderà che italiani e maltesi avevano praticamente formato un unico gruppo. L’ultima sera, al castello, avevamo anche ballato il valzer assieme. Ebbene, tra gli amici di Malta c’era Chris… che ora mi guarda con il mio stesso stupore negli occhi. “Ciao”, mi dice sorridendomi. “E vai! – penso – Un altro che parla italiano. Sia benedetta la tv italiana, che a Malta è seguitissima…”. Con il passare dei giorni, Chris si confermerà uno dei più cari, affidabili e simpatici amici che io abbia mai incontrato in Jci, confermando il "gemellaggio di fatto" che esiste tra i nostri Paesi. Se a lui e Yiannis aggiungiamo la mia amica monegasca Beatrice, che sta studiando italiano, mi sento proprio fortunata…Lo Yellow Group canta
 
Una volta saliti sul pullman, pensiamo a come interagire con questi bimbi. Non me ne vogliano gli amici nipponici, ma in generale, i giapponesi parlano l’inglese persino peggio degli italiani. Quindi, passiamo al piano B: parleremo noi giapponese. Sì, sì, cari lettori, cominciate pure a ridere… Eppure, ho davvero provato sulla mia pelle l’ebbrezza di un public speaking nipponico! Detto questo, non ci fermiamo. Visto che loro balleranno per noi, noi decidiamo di anche di cantare una canzone per loro. All’unanimità approviamo la proposta del delegato del Sud Africa. Il ritornello è semplice, il significato emblematico: “Different colours, one people”. Funziona così. Uno dice: “Someone from Australia…”. E gli altri rispondono: “…one people!”. E così via… Ed è lì, su quel pullman, che di colpo realizzo una cosa. Il nostro mitico Presidente del Senato della Junior Chamber Italiana, super Carlos (colombiano d’origine, ma milanese d’adozione) mi aveva già fatto provare che, se non hai mai ballato con un sudamericano, forse non hai mai ballato veramente… ma appena Paschal intona la canzone, capisco che se non hai mai cantato con un africano, forse non hai mai cantato… Nella sua voce c’è tutta l’Africa, è incredibile! Glielo dico, lui sorride stupito e ringrazia. Forse non se ne era mai reso conto… Ma su Paschal, permettetemi una piccola digressione. Perché se parliamo di leadership, Paschal ha carisma da vendere, buona capacità di catturare l’attenzione e grandi abilità comunicative… Il giorno che imparerà a non lasciarlo trasparire in modo così eclatante, sarà davvero un gran leader! Io sono certa che riuscirà  a raggiungere il top: del resto, la JCI serve esattamente a questo, a diventare migliori…. Be better!
 
Foto di gruppo con gli scolari giapponesiChiarito questo, gli studenti nipponici – che sono esattamente come ve li immaginate, proprio come nei cartoni animati tipo Mila e Shiro, Holly e Benji e simili… - ci accolgono festanti. Per simboleggiare la mia nazione, io sventolo la maglia della nostra nazionale di calcio e l’insegnante mi fa cenno che i ragazzi hanno subito capito che stiamo parlando del Paese dei Campioni del mondo di calcio! Quindi, giochiamo con loro. E alla fine, siamo tutti d’accordo: davvero non importa quale sia il colore della pelle. Quando sorridi a un bimbo, lui ti sorride. E quando gli dai un bacino sulla guancia, diventa rosso rosso, italiano o giapponese che sia…
II - continua
 
LA JUNIOR CHAMBER ITALIANA RINGRAZIA:
 
Consorzio Qualità Miele Varesino:  http://www.mielevarese.it/
Vino e grappa d'Angera: www.cascinapiano.it; www.rossidangera.com
Provincia di Varese: www.provincia.va.it/
Coldiretti Varese: www.coldiretti.it
 
E VI INVITA A VISITARE I LORO SITI
ALLA SCOPERTA DELLE PRELIBATEZZE E DELLE BELLEZZE DEL VARESOTTO
 

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