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All’ombra dell’Acropoli 35 giovani di tutta Europa si incontrano per il secondo Master Class Jci di Media e Comunicazione. Una storia senza confini…
UN TUFFO NEL VUOTO
Mi getto nel vuoto. All’indietro. Trenta paia di braccia mi afferrano al volo. La presa è sicura. Nella notte, all’ombra dell’Acropoli, i miei amici jaycees mi avevano invitato a fidarmi di loro. Avevo risposto: “I trust you”. Detto, fatto. Più facile di quanto avrei mai immaginato…
Quando chiudo gli occhi e ripenso al secondo “Media & Communication Master Class” in Grecia è questo uno dei primi ricordi che mi tornano alla mente. Immaginate trentacinque giovani selezionati in tutta Europa. Ragazzi e ragazze tra i 18 e i 40 anni, che nella vita si occupano a vario titolo di mass media e comunicazione e che per cinque giorni incrociano i propri destini ad Atene, città culla della democrazia. Aggiungete un’organizzazione perfetta da parte della Junior Chamber Greca, il patrocinio del ministero greco per la Gioventù, il finanziamento dell’Unione europea, quattro formatori d’eccezione, la magia del Partenone e il ritmo del Sirtaki…
Se prima di partire mi avessero raccontato quanto stavo per vivere, non ci avrei creduto. Come giornalista, ho imparato a fare la “tara” alle parole. Eppure, oggi - dopo essere andata, tornata e aver “metabolizzato” quanto accaduto - posso assicurarvi che una simile esperienza può rivoluzionare il proprio modo di pensare. Allarga gli orizzonti mentali, professionali e umani. Accresce la consapevolezza di sé, dei propri limiti e delle proprie potenzialità. Fa innamorare della Jci, dei suoi soci e dei suoi progetti.
L’AVVENTURA DEGLI EUROPEAN COMMUNICATORS
In passato, altri jaycees italiani mi avevano spiegato quanto fossero entusiasmanti e al contempo difficili da spiegare i corsi di formazione internazionali Jci. Ora posso confessarvi che avevano ragione. Eppure, proverò ugualmente a raccontarvi l’avventura degli “european communicators”. Per una settimana, a fine gennaio, sono stata impegnata venti e ho dormito quattro ore al giorno (sì, sì, avete letto bene: soltanto quattro!). Ho bevuto molti (troppi) caffè, ho iniziato le lezioni ballando “It’s a kind of magic”, mi sono abituata a ridere alle battute in inglese (la lingua ufficiale del master…), ho scalato l’Acropoli con le mie scarpe con tacco da 10 centimetri (con la mia amica che mi gridava che ero la sua eroina…) e ho appreso lo standard europeo di comunicazione (visto sia dalla parte del giornalista sia da quella opposta dell'addetto stampa): come scrivere un comunicato stampa, organizzare una conferenza stampa o parlare davanti alle telecamere in modo universalmente corretto… Durante la “press conference” sul “Premio Toyp Italia” ho anche dovuto impersonare il presidente della Junior Chamber Italiana: sul tavolo c’era scritto Walterina Kuen Gufler. Insomma, ho imparato molto e mi sono divertita di più.
ACROPOLIS SUPERSTARS
Il mio team era formato da un gruppo di giovani provenienti da Lituania, Serbia, Grecia e Bulgaria. Tutti molto simpatici e soprattutto molto modesti, tanto che il nostro nome era “Acropolis superstars”. Ora, quando lavori fino a notte fonda con il tuo team, comunicando in una lingua che per tutti è straniera e cimentandoti in esperienze mai provate prima, impari a gestire lo stress, mettere in pratica le lezioni di team building (oltre che di public speaking) e gestire le differenze culturali. Non potrò mai scordare quando, verso le 3 del mattino, la mia collega e amica serba Nena mi ha raccontato dei bombardamenti sulla sua città e di come lei e i suoi amici ballassero sotto le bombe, “perché quella poteva essere l’ultima notte della nostra vita…”. Come non potrò dimenticare le parole del mio collega e amico greco Stergios, che mi parlava delle tante difficoltà di fare il giornalista nel suo Paese, mostrando una passione per questo nostro mestiere che non ha bisogno di traduzioni. Le bombe sono bombe, da qualsiasi parte della barricata tu sia. La passione è passione, ovunque tu eserciti la tua professione. Elementare. Eppure forse non ci avevo mai pensato così intensamente. Così come non mi ero mai resa conto fino in fondo della sincera ammirazione, del vivo interesse e della spontanea simpatia che la nostra (spesso bistrattata) Italia esercita sui giovani delle altre nazioni europee. Sì, rappresentare il nostro Paese per me è stato un motivo d’orgoglio superiore alle aspettative. E poi non potete immaginare quanta gente “masticasse” la nostra lingua: Ferham, turca, ha il marito italiano; David e Elaine, maltesi, nelle giornate limpide scorgono la Sicilia; Yioannis, cipriota, ha studiato in Italia quattro anni… Qualcuno per farmi piacere canticchiava persino le nostre canzoni: Eros Ramazzotti, Milva, Jovanotti, i Ricchi e Poveri…
LEZIONI DI VITA JCI
Lezioni di comunicazione e di vita, dunque. Ma anche di Jci. L’Immagine dell’indaffaratissima Sonia, moglie del direttore dell’evento, incinta di otto mesi e mezzo, non ha bisogno di commenti. Su tutte, mi è poi rimasta impressa una chiacchierata con Yiannis Lagos, vice presidenti 2005 della Junior Chamber International, sorriso spontaneo che ispira fiducia. I “suoi” jaycees lo chiamano “l’uomo che fa diventare i sogni realtà”. L’ultima volta che ho sentito questa definizione è stato nel 2002, quando mio fratello Luca ha vinto il premio come miglior Presidente di Lom… forse è per questo che mi ha subito ispirato fiducia. Ad ogni modo, la prima volta che ho incontrato Yiannis, lui mi ha abbracciata e mi ha detto: “Italiani-greci: una razza, una faccia”. Un giorno, vedendolo alle prese con mille impegni Jci, gli ho chiesto senza mezzi termini: “Ma chi te lo fa fare?”. Lui mi ha sorriso e mi ha detto: “Quando ho iniziato a lavorare, pensavo di non essere all’altezza del mio posto in banca. Dieci anni più tardi, dopo aver incontrato la Jci, ho capito che era il mio posto in banca a non essere abbastanza per me. Oggi ho un lavoro che mi soddisfa davvero, una bella famiglia, tanti amici in tutto il mondo. Per questo vorrei aiutare tutti a diventare soci Jci”. Touchée.
BETTER LEADERS, BETTER SOCIETIES
Quindi, sono tornata a casa con una serie infinita di buoni propositi. Riassumendo, intendo seguire l’insegnamento “pensa globalmente, agisci localmente”. Nel mio lavoro, nella mia vita, nella Jci. Perché sono più che mai convinta che - grazie alla Jci - i giovani di tutto il mondo s’incontrino, imparino e crescano. E perché credo davvero che creare leader migliori serva a creare società migliori.
Intanto, a ricordo dell’esperienza greca mi restano tante fotografie, un bel video e molti messaggi dei miei amici “european communicators”: poesie, frasi di film, e-mail che quasi riescono a farmi commuovere. Di tutto questo ringrazio la Jci International e quella greca, ma anche il mio Nom (Italia) e il mio Lom (Varese), per la passione che mi hanno trasmesso, il supporto che non mi hanno mai fatto mancare e l’impegno che profondono quotidianamente. Anche nei momenti più difficili.
Per quanto riguarda infine il volo nel vuoto… beh, non volete sapere come mi hanno convinta a buttarmi? Il coach Ole (che nella vita insegna alla gente a camminare sui carboni ardenti) mi chiamava urlando: “Miss Italia? Where is Miss Italia?”. E io mi son detta: "Quando più mi capiterà di sentirmi chiamare MIss Italia?". Così, mi sono lanciata…
Chiara Milani
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