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Il ritorno del formatore scomparso (3) PDF Stampa E-mail
News - Area Individuo

(Piccolo riassunto delle puntate precedenti) Ricomparso dopo alcuni anni il Formatore Amico si incontra con il “nuovo Presidente di Lom”. Durante il colloquio i due iniziano ad affrontare le tematiche legate alla formazione Junior Chamber, gli scopi e i vantaggi che tale attività può garantire se gestita in maniera efficace. Il dialogo prosegue quindi con la definizione di progetto di formazione e quello di identificazione della richiesta formativa.

«Per fare tutto ciò – obiettò il nuovo Presidente – dovrei però avere a disposizione un esperto di formazione. Un formatore, ad esempio».

Il Formatore Amico bevve l’ultimo sorso di succo di frutta e guardò sconsolato il fondo del bicchiere ormai vuoto. La sua golosità era nota. Cercò quindi di attirare l’attenzione del cameriere per fare una nuova ordinazione. Vistosi ignorato fece una smorfia triste e cercò di consolarsi per l’insuccesso con una manciata di patatine.  

«Non necessariamente – replicò a quel punto –. Sarebbe sicuramente meglio poter utilizzare una persona che abbia almeno una minima infarinatura sulla materia, ma ritengo che per avere successo basterebbe un soggetto motivato, in grado di lavorare in team e che sia un buon pianificatore. Di sicuro dovrebbe credere nel progetto di cui si assume la responsabilità, quindi dovrebbe essere quanto meno disponibile ad approfondire la materia».

 

Il responsabile della formazione:

una persona capace di motivare, pianificare e lavorare in team

 

«Perché dovrebbe avere queste caratteristiche?». Il Presidente ormai voleva approfittare fino in fondo della situazione. Proprio in quei giorni l’Istituto di Formazione JCI gli aveva chiesto di indicare il nome del direttore locale della commissione. I nomi erano tanti e la scelta in prima battuta non sembrava facile: meglio una persona fidata, ma di poca competenza nel campo o meglio una di sicura esperienza, ma forse un po’scarica perché attiva da molti anni? Incaricare un giovane appena entrato nel Chapter e pieno di entusiasmo oppure un socio anziano, sicuramente con più esperienza?

«La capacità di lavorare in team è basilare in Junior e in ogni struttura produttiva moderna. Quello che viene definito simpaticamente “one man band” difficilmente riesce a raggiungere gli stessi livelli di eccellenza che può conseguire un team e anche se li dovesse raggiungere lo farà di sicuro con molta più fatica. La presenza di più persone, inoltre, favorisce da un lato una maggiore creatività, frutto per l’appunto dalla diversità, dall’altro offre maggiori garanzie che qualcuno si possa accorgere per tempo di eventuali errori nel progetto. Ciò vale anche nel campo della Formazione: un pizzico di creatività nel immaginare un progetto di formazione riuscirà a garantire di sicuro un valore aggiunto al tutto. Lavorare in team vuole dire anche avere fiducia degli altri e saper delegare».

I senatori Jci Orlando e Lunghi nominati soci onorari di Torino«Il nostro Responsabile deve essere anche un motivatore in quanto deve guidare il gruppo verso un risultato. Come tutti i risultati da conseguire è paragonabile ad un sogno e sulla strada che porta ai sogni sono molti quelli che abbandonano. Per il leader del team motivare vuole quindi dire incoraggiare i componenti del team dimostrandogli che l’obiettivo è alla portata, coinvolgere tutti in maniera positiva creando un clima favorevole, tenere conto di ciò che i singoli sono realmente e di cosa possono realmente dare senza per questo permettere che l’impegno venga sottovalutato».

«La programmazione, infine, è la base di ogni lavoro. Un progetto di formazione deve partire, come abbiamo già detto da una analisi dei bisogni formativi interni al Lom ed esterni ad esso. In breve quali corsi sono realmente richiesti dal mercato di riferimento. Deve prevedere in quali periodi i corsi avranno maggiore adesione, in quali ore le persone saranno più agevolate a partecipare e in che forma proporre il corso».

 

Per garantire una maggior presenza l’analisi dovrebbe anche verificare:

i periodi più favorevoli, le ore migliori, la durata massima per giorno e la forma da proporre

 

«Divertente – intervenne il Presidente – mi sembra che tu stia parlando di una persona che conosco. Però vorrei chiederti una cosa: hai parlato della forma in cui presentare i corsi. Cosa intendi dire con questo?». Il Presidente sembrava visibilmente perplesso sul punto.

«La formazione è un processo che in generale mira a cambiare le conoscenze delle persone, ma vuole anche mutare i suoi comportamenti in modo tale che le conoscenze apprese diventino patrimonio attivo di quella persona. L’apprendimento di nuove conoscenze serve poco se poi queste non vengono applicate nella vita e quindi con il tempo tendono ad essere dimenticate. Un vero percorso di formazione è quindi un processo che potrebbe richiedere periodi anche molto lunghi».

«I miei soci però chiedono spesso corsi di due o tre ore». Obiettò il Presidente.

«Oh, è una cosa abbastanza normale. Ma la formazione per essere realmente … formativa dovrebbe rispettare alcuni canoni. E ciò può garantirlo solo un certo tipo di gestione.

Possiamo dire che un incontro su un tema di un’ora, un’ora e mezza è più simile ad un seminario. Ottimo per promuovere la JCI, la formazione e per dare alcuni spunti di riflessione sul tema trattato. È facile però che buona parte di questo tempo sia utilizzato dal solo formatore per parlare e quindi avremo qualcosa che si avvicina molto ad una lezione.

La riunione che va dalle tre alle quattro ore è soprattutto un’azione di sensibilizzazione sul tema. Promuove altrettanto bene la struttura, ma è ancora insufficiente per conseguire tutti gli obiettivi formativi di medio e lungo periodo. L’interattività è maggiore, ma non è possibile per il formatore seguire “singolarmente” i presenti, affrontando tutti i dubbi e le resistenze che si possono verificare nei discenti. Al contempo però permette di affrontare in maniera completa argomenti non troppo estesi e stimola all’approfondimento dopo il corso.

La giornata intera è già un intervento di formazione che potremmo definire “light”.  Consente di acquisire degli skill di base su un certo argomento, di affrontare le eventuali resistenze e di mettere in atto delle simulazioni che lascino una traccia più profonda nel comportamento dei presenti.

I corsi di maggiore respiro, se gestiti bene, garantiscono infine sia l’acquisizione di nuove capacità, sia la possibilità di simularle in aula, sia di “stabilizzarle” a lungo periodo».

 

Fare formazione significa intervenire, in maniera finalizzata ed organizzata, sulla cultura professionale di individui e gruppi, grazie la metodologie dell’apprendimento consapevole 1

 

«È un vero peccato che spesso i partecipanti vedano i corsi più lunghi come uno spreco di tempo libero in quanto sono un’opportunità di migliorare delle capacità che ci possono tornare utili sia in ambito personale, sia lavorativo».

 

(3 Continua)

 

Massimo Orlando

 

1 Dal libro di Massimo Buscaglione "La gestione dei processi nella formazione degli adulti" ed. FrancoAngeli.

 

 

 

 

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